L’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, sembra una cosa da grandi aziende tecnologiche. Non è così: riguarda anche chi usa l’AI nel lavoro di tutti i giorni, quindi anche una piccola impresa che scrive email con ChatGPT o risponde ai clienti con un chatbot. La buona notizia è che, per questi usi, le cose da fare sono poche e concrete.
Le date che contano
- Formazione e pratiche vietateObbligo di sviluppare le competenze di chi usa l'AI; vietati gli usi a rischio inaccettabile.
- Entra in vigore l'Omnibus digitaleFormazione semplificata, rinvio delle regole sull'alto rischio.
- Regole di trasparenzaChatbot riconoscibili, contenuti realistici dichiarati.
- Marcatura dei contenuti generatiPer chi fornisce sistemi già sul mercato prima di agosto 2026.
- Sistemi ad alto rischioPer esempio selezione del personale o valutazione del credito.
- AI dentro i prodotti regolatiMacchinari, giocattoli, dispositivi medici.
Cosa riguarda davvero una piccola impresa
L’AI Act divide gli usi dell’AI per livello di rischio. Scrivere email, preparare preventivi, riassumere documenti, rispondere a domande frequenti dei clienti: sono usi a rischio limitato o minimo. Per questi valgono due cose sole.
1. Formare chi usa l’AI
L’articolo 4 chiede a chi usa sistemi di AI di adottare misure per sviluppare le competenze del personale che li usa. L’Omnibus digitale del 2026 ha chiarito che non serve garantire un livello preciso per ogni persona: serve fare qualcosa di proporzionato a come usate l’AI.
In pratica, per una PMI:
- sapere quali strumenti di AI si usano in azienda e per cosa;
- spiegare a chi li usa cosa possono e non possono fare, e dove sbagliano più spesso;
- dare poche regole chiare, per esempio quali dati non inserire;
- tenere traccia di quello che si è fatto: un documento, una mezza giornata di formazione, un incontro interno.
2. Essere trasparenti
Dal 2 agosto 2026 valgono gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50:
- Chatbot: chi interagisce con un sistema di AI deve esserne informato, a meno che sia evidente. Se sul sito o su WhatsApp risponde un sistema automatico, va detto, al più tardi al primo messaggio.
- Contenuti realistici (deepfake): immagini, audio o video creati o modificati con l’AI che sembrano veri vanno dichiarati. Per contenuti chiaramente creativi o satirici basta una dichiarazione che non rovini l’opera.
- Testi pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse generale: vanno dichiarati se generati con l’AI, a meno che una persona li abbia rivisti e ne risponda.
Gli obblighi tecnici di marcatura dei contenuti (filigrane leggibili dalle macchine) riguardano invece chi fornisce i sistemi di AI, come OpenAI, Google o Anthropic, non chi li usa.
- Scrivere "fatto con l'AI" su ogni email rivista da te
- Registrare ChatGPT da qualche parte
- Una valutazione di conformità per usare un chatbot sul sito
- Dire ai clienti quando rispondono a un chatbot
- Dichiarare immagini o video realistici creati con l'AI
- Formare chi in azienda usa l'AI, e tenerne traccia
E se usi l’AI per decisioni sulle persone?
Le regole si fanno pesanti solo per gli usi ad alto rischio: per esempio selezionare candidati, valutare i dipendenti, decidere se concedere un credito. Qui l’Omnibus ha spostato le scadenze al 2 dicembre 2027. Se state pensando di usare l’AI per filtrare i curriculum o valutare il personale, conviene farsi seguire fin da ora: non è un caso da “strumento pronto e via”.
Le sanzioni
Le multe dell’AI Act sono alte sulla carta. Per gli obblighi di trasparenza arrivano fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale, per le pratiche vietate fino a 35 milioni o al 7%. Per le PMI vale l’importo più basso tra i due, e nel decidere le autorità devono tenere conto delle dimensioni e degli interessi delle piccole imprese. Il rischio vero per una PMI non è tanto la multa, quanto un cliente che si sente ingannato.
Cosa fare questa settimana
- Fai l'elenco degli strumenti di AI usati in azienda, da chi e per cosa
- Scrivi una pagina di regole: quali dati non inserire, cosa va sempre ricontrollato da una persona
- Organizza una formazione di base per chi usa l'AI e conservane traccia
- Se hai un chatbot sul sito o su WhatsApp, fai in modo che si presenti come sistema automatico
- Usa versioni aziendali degli strumenti di AI, in cui i dati non vengono usati per addestrare i modelli
Sono misure semplici, che servono anche a usare meglio l’AI: un team che sa cosa fa sbaglia meno e risparmia più tempo.
